Categoria notizie Economia
Data : 10 Marzo 2010
Fonte : Epolis.Milano
Ai politici bresciani la pizza piace davvero poco. E sui gusti - come dicevano gli antichi romani - non si può certo discutere. Ma il dato di fatto - supportato da solide basi “statistiche” - è che gli eletti (e i nominati) di Palazzo Loggia, almeno quando sono in servizio, alla troppo sobria Margherita preferiscono spesso una “dieta” a base di pesce e buon vino.
Magari in uno di quei ristoranti “di lusso” dove un cameriere ti piantona per versarti l'acqua e tra una portata e l'altra passa anche a togliere le briciole di pane con lo “scopettino”. A DIMOSTRARLO sono gli scontrini presentati da alcuni esponenti della Loggia per “giustificare” i 49mila euro spesi in un anno e mezzo per pranzi e cene con le carte di credito del Comune. Dunque con i soldi dei contribuenti.
Nell'elenco dei pasti effettuati dagli assessori della giunta Paroli, infatti, compaiono spesso ristoranti e trattorie. E l'elenco di quelli di un certo pregio è piuttosto lungo. In città i posti preferiti dagli esponenti dell'esecutivo sono il orenzaccio (30 settembre 2008, 127 euro per due coperti; 10 novembre 2008, 152 euro per tre coperti), la Mezzeria (14 ottobre 2009, 250 euro per sei persone), la Sosta (14 gennaio 2009, 250 euro per cinque coperti), l'Ambasciatori 8 gennaio 2009, 400 euro per nove coperti), Porteri (18 febbraio 2009, 174 euro per tre coperti), Izimi Sushi Restaurant (6 marzo 2009, 175 euro per tre persone) 8 giugno 2009, 300 euro per sei persone) e l'Acqua-riva di Padenghe (26 settembre 2008, 740 euro per 11 coperti).
Un elenco soltanto parziale degli scontrini presentanti dalla giunta, che comprendono anche ristoranti più economici (tra i più gettonati l'Eden), ma ben poche pizzerie (tra queste Ca' Noa, Agerolese e Cavallino), dove il conto medio è stato dai 20 ai 25 euro per persona. Tutte spese - va detto - giustificate da “finalità istituzionali” (la Procura, secondo indiscrezioni, non avrebbe aperto alcun fascicolo, ma sta comunque seguendo la situazione), ovvero effettuate mentre gli assessori stavano operando in favor della citt adinanza .
Eancora va precisato che nella giunta - sul fronte “mangereccio” - esistono approcci molto diversi tra loro, perché nell'elenco c'è qualcuno che in un anno e mezzo non ha speso un centesimo (è il caso del leghista Massimo Bianchini), mentre altri - come Fausto Di Mezza, Maurizio Margaroli, Claudia Taurisano, Mario Labolani e Fabio Rolfi - si sono decisamente contenuti.
E anche chi, come Giorgio Maione, ha utilizzato la carta di credito più di altri è, almeno parzialmente, giustificato dal fatto che il suo assessorato (Servizi sociali) è quello con la maggiore dote economica e, dunque, la più estesa rete di relazioni . In questo quadro, però, resta aperta una questione di fondo, legata non alla liceità di quanto fatto, ma alla sua opportunità politica. È da capire, infatti, se - tanto più in un momento di crisi - sia opportuno che un rappresentante delle istituzioni spenda i soldi dei cittadini nei ristoranti più costosi della città, invece di fare scelte improntate sull'austerity.
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